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CORSO DI SCRITTURA TEATRALE


DOCENTI: Ennio Speranza



Corso di 40 ore di Scrittura Teatrale con Ennio Speranza diviso in 10 appuntamenti di 4 ore ciascuno, con frequenza quindicinale il Sabato o la Domenica.


La scrittura teatrale possiede un proprio specifico? Se sì, con quali strumenti individuarlo, reperirne i contorni, esplorarne gli elementi e le declinazioni? In cosa differisce la scrittura di un testo teatrale dalle altre scritture creative e drammaturgiche? Il corso prova a rispondere a questi e ad altri quesiti attraverso il racconto dell’esperienza diretta del docente, la lettura analitica di alcuni testi scelti e un laboratorio di scrittura per dar modo di affrontare con efficacia l’ideazione e lo sviluppo di un testo teatrale.

Sommario dis-ordinato dei temi

1. Il testo è un pre-testo.

Per ogni autore il testo è un punto di arrivo, mentre nell’ottica di una messa in scena il testo è sempre un punto di partenza…

2. La scintilla creativa: dove e come cercarla, cosa farsene.

Avere un’idea non basta, scrivere su una data tematica non basta, concepire una struttura solida non basta…

3. Leggere/raccontare/scrivere

Dalla lettura all’analisi alla scrittura… alcuni testi al microscopio.

4. Il personaggio: per fare un tavolo ci vuole il legno

È il personaggio che fa la storia o è la storia che fa il personaggio? L’importante è che viva

5. Il conflitto: la vita – come il teatro – non è un lungo fiume tranquillo

Senza la crisi non c’è cambiamento, senza il conflitto non c’è vita, senza uno scontro non c’è teatro.

6. La storia: è necessaria anche quando non c’è.

Il primo assioma della comunicazione nella scuola psicologica di Palo Alto sostiene che «È impossibile non comunicare». Da questo ne discende che…

7. La struttura: lasciarsi andare è bello, poter capire è meglio

Il drammaturgo è un poeta travestito da architetto (Jeffrey Hatcher). Senza questi due poli è difficile scrivere un testo teatrale che stia in piedi con le sue gambe.

8. Il dialogo: parla come mangi, mangia come parli

I personaggi dovrebbero parlare come pensano loro e non come pensa l’autore, ma è l’autore che deve pensare a come pensano e quindi a come parlano i personaggi. E il modo in cui parlano determina il modo in cui agiscono…

9. La questione della ‘prima’ e della ‘seconda’ lacrima (Milan Kundera)

«Quando parla il cuore non sta bene che la ragione trovi da obiettare. Nel regno del kitsch impera la dittatura del cuore. […] Il kitsch fa spuntare, una dietro l'altra, due lacrime di commozione. La prima lacrima dice: Come sono belli i bambini che corrono sul prato! La seconda lacrima dice: Com'è bello essere commossi insieme a tutta l'umanità alla vista dei bambini che corrono sul prato. [...] Il vero antagonista del kitsch totalitario è l'uomo che pone delle domande.» (da L’insostenibile leggerezza dell’essere)

10. Niente trucchi da quattro soldi! (Raymond Carver)

Questa è una frase dello scrittore statunitense che bisognerebbe tenere sempre a mente quando si scrive e soprattutto quando si scrive per il teatro: «Sono contrario a tutti i trucchi che richiamano l’attenzione su se stessi, mostrando lo sforzo dello scrittore di risultare ingegnoso o semplicemente poco diretto».

11. Il dialogo, il monologo

Differenze e affinità tra le due tipologie scritturali

Per info

FONDERIA DELLE ARTI  – VIA ASSISI 31, ROMA 06 7842112 oppure 334 9182821   Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

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